La prova che non ho più un paio di palle / silk taffeta ribbons, hand tinted
Sono deliziato dall'arrivo di un po' di metri di nastri di taffetà di seta 100% colorata a mano con tinte naturali. Il mio futuro doublet ne sarà ancora più estasiato.
Sono deliziato dall'arrivo di un po' di metri di nastri di taffetà di seta 100% colorata a mano con tinte naturali. Il mio futuro doublet ne sarà ancora più estasiato.
They are diminutive, but even more pretty because of this. I have used white silk since I have a surplus of that! These buttons are literally woven in thread (heavy monofilament silk): new skill unlocked! They are such a bitch to make with monofilament silk since it gets caught everywhere and is loosely twisted. You need clean, unblemished hands to work with such a fine silk. It can even snag on rough skin. The result, even if I am pretty rough, is just like the buttons worked back in the Early Modern times. It is based on a wooden bead, which is the main problem, since the hole snags the thread. I need to get some beeswax to see if I can mitigate the issue, and then I will start doing hundreds of these :D
Marcelli: where would we be without him? With the likes of Capoferro, probably - which just happened to whoever doesn’t understand Italian. Yet even the nasty Roman master had his small defaillances. He forgot some bit of knowledge here and there, and muddled the waters with a salvo of confusing nomenclatures. Soh, here we go:
- Marcelli explains stepping, but only regarding forward motion, not how you retreat. Except when you really Retreat™, with two quick steps.- Marcelli advocates a lunge that keeps the upper body straight. Yet he shows at least an image with a fencer succesfully lunging with a forward-inclined breast, and makes no mention about it. Why? I think that Marcelli approves of bringing forward your chest if you are to hit a lower target, just like what happens with his Sbassata. The reason is geometry, of course. In that image, indeed, it could be surmised that the fencer has feinted to the face and lunged to the lower torso.
I love him so much! This post is compiled from an older one I wrote in Italian.Chiedo scusa per la pessima foto, ma dopo la rottura del mio cellulare questo è il massimo che riesco a fare. Ecco, questa è una riproduzione di pipa in argilla degli inizi del '600 dopo un paio d'anni di uso costante. Mica quelle cose bianco neve che si vedono nei film (tranne Sherlock Holmes, in cui la sua era NERA!)
Ripubblico questa storiella scritta nel 2007 - Ieri me l'hanno fatta ricordare quando continuavano ad allungarmi il tabacco (senza mai darmelo)Un giorno un sacerdote di Tebe, tale Userkara, andò dal dio Horus e gli chiese in prestito un sistro. Un sistro è una specie di sonaglio di bronzo, e si sa che gli dei egizi ne erano pieni, almeno quanto un rasta del giorno d'oggi è pieno di accendini o un pescatore di piombini 00.
Horus gli disse:
"Va bene, tieni" e gli porse il sistro.
Userkara allungò la mano per prenderlo e il dio con un movimento secco lo ritrasse fuori dalla sua portata.
Ora, purtroppo, il dio Horus aveva la particolarità di essere antropomorfo ma con la testa di un falco, e i falchi sono molto nobili ma non particolarmente espressivi. Userkara non sapeva esattamente cosa pensare, e rimase con il braccio allungato attendendo in modo composto, borbottando un "Uhm, uhm".
Horus porse di nuovo il sistro e di nuovo, nel momento in cui le dita di Userkara erano sul punto di stringersi attorno allo strumento, il Figlio di Osiris e Isis glielo fece scivolare lontano.
"Ha-ha" disse il Divino con tono solenne. Userkara impallidì.
Di nuovo, tintinnante, il sistro fu offerto all'umano, e di nuovo sfilato dalla sua presa.
E un'altra volta.
E un'altra.
E un'altra ancora.
E la volta dopo, il sistro fu seccamente picchiato sulla mano incerta del sacerdote, che si ritrasse con un urlo di dolore: "Mio signore, vi prego! Non capisco, mi volete dare il sistro o no?"
"Hai ragione, mortale, mi sono a lungo preso gioco di te, ma ora basta. Ecco, tieni" Mormorò con tono pensoso Horus. Avidamente, o forse con l'ardore della disperazione, le mani di Userkara si strinsero attorno al bronzo dell'oggetto rituale, ma... un attimo troppo tardi.
Horus l'aveva di nuovo ritratto.
"Questa volta l'avevi quasi preso, Userkara, me ne compiaccio. Eccoti in dono il sistro."
Ovviamente, però, Horus non diceva sul serio, perchè anche questa volta impedì al Tebano di afferrarlo.
E ancora.
E ancora.
E ancora.
E, indovinate un po', ancora e ancora...
Sono passati i millenni, ma Userkara è ancora lì a cercare di afferrare il sistro. Non se ne può andare, perchè rifiutare il dono di un dio è un'offesa imperdonabile, ma ogni tanto chiede al suo Signore e Padrone Horus perchè cazzo in nome di Osiris e Apis non la pianta.
"Perchè, mortale, è un Gioco Sempre Nuovo" Risponde il dio, e questa è anche la morale della nostra storia.
Ci sono due cose che amo di Internet:
Internet stesso, e la maniera in cui ti permette di dare la caccia alle informazioni. Qui non c'è di certo tutto lo scibile umano, ma probabilmente troverete qualcuno che ha un'opinione su ogni più piccola particella di esso. Basta trovarlo!
Cercare la conoscenza è bello, è l'anima della vita.
E io chi sono? Sono stato un blogger ed un pubblicista. La mia vocazione è scrivere, ma il mio vero talento, temo, è solo quello di non saper smettere di cercare.